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Questo lavoro parte da un paio di riflessioni nate in questi ultimi anni. Ancor più di prima non ci interessava più fare spettacolo solo per mettere sul palco persone, che siano professionisti o allievi.
Ciò che abbiamo vissuto nei due anni passati è stata una continua espressione di pause e blocchi allo scorrere della vita come la conoscevamo, eravamo in un perenne stato di attesa di capire cosa sarebbe accaduto da lì ad un mese o anche solo tra pochi giorni. Queste pause nella vita, non sempre sono andata a braccetto con il nostro lavoro. Lo è stato più per alcune categorie, meno per altre.
Passato quel periodo, ora possiamo dire che, il lavoro è tornato ad essere la nostra espressione quotidiana, magari portandosi dietro i resti delle difficoltà vissute, forse con ancor più pienezza e ritmo, forse troppo veloce, ingiustificato, trascinati in una società caratterizzata, ancor più di prima, dal non avere più voglia di fermarsi.
Dove ci porta questa spinta, nell’equilibrio tra il fare e il fermarsi, tra ciò che stanno vivendo Estragone e Vladimiro, e ciò che stiamo vivendo in questa epoca.
Il vederla ci ha portato a porci e a porre alla gente, per strada o al bar, alcune domande.

. Sei contento del mestiere che fai?
. Era quello che sognavi da bambino o bambina?
. C’è qualcosa che desideri fare, ma non puoi fare quando lavori?
. Cosa stai aspettando dalla vita?

Da qui parte il nostro studio, con insieme tutti coloro, dai 5 anni in su, che hanno fatto teatro in quartiere con noi quest anno.
Perché i bambini sono insieme a noi in questo delicato equilibrio tra il fare e il fermarsi.

Crediti

testo tratto da “Aspettando Godot” di #Beckett
progetto di Choros Teatro in collaborazione con La Scighera, Nuovo Armenia e Fondazione Condividere
con Anna, Arthur, Isabel, Diego, Giacomo, Giulia, Leone, Marco, Martino, Olmo, David, Dina e Fabio… i partecipanti ai laboratori teatrali 4-6 anni, 7-10 anni, adulti e scrittura creativa condotti da Giada Fossà e Alessandro Pozza
regia di Luca Bellé e Giada Fossà